Oggi come allora, uniti per la Patria.

Oggi come allora, uniti per la Patria.

Oggi come allora, uniti per la Patria – di Giuseppe VIGNERA

4 novembre, festeggiamo il centoduesimo anniversario della vittoria italiana, nella grande guerra del 1915-18. Uno sforzo bellico enorme, che conclude il ciclo delle guerre risorgimentali contro l’Austria, per definire quelli che sono i confini naturali della nostra patria, l’Italia.

Una guerra che, per la prima volta nella storia italiana, coinvolse la nazione intera in uno sforzo, sia a livello militare ma anche e soprattutto a livello industriale. Questo è il momento in cui si evolvono le grandi industrie a partire dalla Fiat a Torino e dall’Ansaldo a Genova, per citarne solo due, ad esempio delle moltissime, che in quegli anni svilupparono la rivoluzione industriale.
Una guerra che è costata al nostro paese circa 3 milioni tra uomini e donne, di cui circa 650.000 furono le vittime direttamente collegate agli scontri armati che insanguinarono la pianura, così come le vette delle Alpi e le acque del Mediterraneo.

Quanti eroi, quanti giovani patrioti donarono la loro vita per l’idea d’Italia, dal pilota Francesco Baracca al bersagliere Enrico Toti, dagli irredentisti Nazario Sauro e Cesare Battisti a tutti quegli eroi di cui si è perso il ricordo.

Voglio ricordare soprattutto il destino di una generazione di ragazzi, quella eroica del 1899, che fu gettata nella carneficina della guerra, dopo Caporetto, diciottenni che dai banchi di scuola furono scaraventati nelle trincee, sui vari fronti italiani, dall’Isonzo al Piave ed alle vette alpine.

Anche oggi ci troviamo a combattere una grande guerra, più infida ed insidiosa, perché il nemico è invisibile, si introduce nei nostri corpi e soprattutto attacca le persone più anziane, quelle più indifese portandole alla morte.

Nella prima battaglia, quella di Marzo ed Aprile abbiamo perso più di 35.000 persone, prima di riuscire a placare il nemico, con il granitico sforzo del lockdown nazionale.
La nostra è una società che ha perso il senso del morire, il contatto visivo con la morte, raramente si assiste alla morte dei nostri cari, che per la maggior parte dei casi avviene in ambienti ospedalieri.

Questo ci ha reso più fragili di fronte alla paura atavica della nera signora, sopportiamo le perdite con più difficoltà, non abbiamo più il senso del nostro essere finiti, del fatto che morire rientra nel ciclo della vita.

Abbiamo perso il senso eroico della vita che invece avevano le generazioni passate.

Oggi siamo chiamati, in questo momento così difficile per la Patria a fare delle scelte anche impopolari ma necessarie per la sua sopravvivenza, a compiere gesti eroici.

Occorre scegliere tra la salute pubblica e la sopravvivenza economica della struttura produttiva e commerciale del paese.

Io credo che facendo un raffronto tra il costo delle perdite in vite umane, a causa del COVID 19, ed i costi, in termini di aziende chiuse e numero di disoccupati, di un lockdown come quello di marzo ed aprile, sia ben evidente che il nostro nuovo Piave sia quello di salvaguardare l’economia.

E’ una scelta dolorosa ed eroica, ma necessaria, se non ci vogliamo trovare tra qualche mese a dover piangere più vittime, legate alla crisi economica rispetto alle vittime di questa pandemia.

Si sarebbero dovute intraprendere azioni, molto più incisive, per difendere la società dalla seconda ondata, nei mesi in cui il virus aveva dato tregua, ma purtroppo il Governo in carico era impegnato in altre faccende, così oggi ci troviamo con un epidemia che sta flagellando pesantemente quella parte di società, composta prevalentemente da persone anziane.

Oggi come centodue anni fa tutti noi cittadini dobbiamo impegnarci a vincere questa seconda battaglia, rispettando le regole sanitarie che servono per tutelarci e per tutelare gli altri: l’uso della mascherina, l’igiene delle mani, il distanziamento sociale ed il rispetto delle chiusure necessarie.

In questo giorno dedicato a commemorare tutti quei ragazzi che tra il 1915 ed 1918 hanno donato la loro vita per la Patria mi piace commemorare anche tutti coloro che sono caduti nella prima ondata di questa pandemia e mi preme ringraziare i combattenti in prima linea, medici, infermieri e volontari e tutte le forze di sicurezza a partire dall’esercito che saranno impegnati ad aiutare il paese a vincere questa nuova grande guerra.

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