La banalità del male nella politica italiana.

La banalità del male nella politica italiana.

Hannah Arendt mentre, nel 1961, seguiva per il quotidiano New Yorker, il processo per crimini di guerra ad Adolf Eichmann, il funzionario nazista responsabile della morte di milioni di ebrei, scrisse un resoconto del processo in Gerusalemme.

L’intento della scrittrice era quello di comprendere come una persona normale potesse essere arrivata a compiere un atto così incomprensibile, come quello di partecipare attivamente alla realizzazione del genocidio nazista, nei confronti di ebrei, altre minoranze etniche, come di minorati e malati di mente.

L’Arendt arriva in sintesi a descrivere quest’uomo che rappresenta uno dei tanti uomini che parteciparono al genocidio come un uomo che si è fatto trascinare dall’ideologia nazista, senza utilizzare il discernimento, non era cattivo ma superficiale ed inetto.

“Restai colpita dalla evidente superficialità del colpevole, superficialità che rendeva impossibile ricondurre l’incontestabile malvagità dei suoi atti a un livello più profondo di cause o di motivazioni.Gli atti erano mostruosi, ma l’attore – per lo meno l’attore tremendamente efficace che si trovava ora sul banco degli imputati – risultava quanto mai ordinario, mediocre, tutt’altro che demoniaco o mostruoso.”

Sembrerebbe che tutto questo è rinchiuso in un lontano passato, come un qualcosa che non ci riguarda ed invece la realtà è diversa e preoccupante. Ancora alcuni di quei virus ideologici circolano liberamente in Europa ed in Italia e si manifestano, nei casi più gravi in gesti anche violenti ed in modo subdolo invece nelle parole delle persone.

E’ infatti di alcuni giorni fa l’esternazione di un senatore della repubblica italiana, il senatore Nicola Morra in forza al Movimento 5 Stelle, responsabile del commissione antimafia.

Ecco le parole del senatore, durante un’intervista ad una radio, riprese da La Repubblica del 20 Novembre: “Sarò politicamente scorretto, era noto a tutti che la presidente della Calabria, Santelli, fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso”.

Il senatore Morra ha in queste parole classificato la povera Jole Santelli, come grave malata oncologica se non per stigmatizzarla come incapace, come appartenente a persone di classe B che non dovrebbero godere dei diritti politici. Uno che esprime un pensiero di questa natura incarna perfettamente la banalità del male, nella superficialità con cui ha parlato di questa donna coraggiosa e forte.

Morra non ha per nulla rispettato la defunta, perché il suo pensiero non è umanamente accettabile, in una società democratica che ha combattuto questa ideologia.

A completare l’opera, lo stesso senatore ha accusato il popolo calabrese che ha votato la Santelli e le forze politiche che l’hanno sostenuta di un peccato originale, come se chi ha votato contro il suo partito avesse agito compiendo il male assoluto e non un atto di democrazia da doversi rispettare.

Il senatore Morra dovrebbe dimettersi se avesse l’onestà di comprendere che il suo pensiero è viziato da un virus terribile che proviene da una storia infernale.

Le parole non escono dalla bocca da sole, esse sono frutto delle idee e dei propri convincimenti, per cui probabilmente se davvero è pentito dovrebbe fare una riabilitazione vera e ripulire la mente da quel virus molto simile a quello di cui tratta Hannah Arendt.

CATEGORIES
Open chat
Come possiamo aiutarti?