IRPEF, pochi pagano, troppo, per tutti ?

IRPEF, pochi pagano, troppo, per tutti ?

di Alberto BOTTOLO

IRPEF, pochi pagano,troppo, per tutti ?

Che il carico fiscale in Italia sia molto elevato è arcinoto: il problema è molto sentito e vale la pena di precisarlo meglio per orizzontarsi nel dibattito.
Consideriamo l’Irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche): i dati offrono lo spunto per alcune considerazioni di fondo:

  1. Un quarto degli Italiani (il 24,9%, nel 2017, pari a circa 10 milioni di contribuenti) non paga nulla perché il reddito dichiarato è inferiore a 7.500 euro all’anno.
  2. Un altro 20% (il 20,3% nel 2017, pari a 8,36 milioni di contribuenti, a cui corrispondono 12,28 milioni di cittadini dichiarano tra 7.500 e 15.000 euro lordi all’anno e hanno pagato in media media 472 euro (meno di 40 euro al mese).

    Questi contribuenti non sono senz’altro vessati visto che l’Irpef in sostanza non la pagano. Vale la pena di sottolineare che si tratta quasi della metà dei contribuenti, che nel 2017 erano 41 milioni.

  3. Circa il 14% dei contribuenti denuncia tra 15.000 e 20.000 euro lordi all’anno: questa classe di contribuenti versa in media 2.000 euro all’anno, pari a ca. 1.350 euro ad abitante.

    Dato che la sola spesa sanitaria nel 2017 è stata pari a 1.878 euro ad abitante si osserva quindi che almeno il 60% degli Italiani paga Irpef che non è sufficiente nemmeno a pagare le spese per la sanità.

  4. L’evasione fiscale in Italia è normalmente stimata in ca. 100/120 miliardi di euro all’anno, di cui ca. 1/3 per IVA e ca. 1/3 per Irpef (ovvero tra 33 e 40 miliardi di euro all’anno). Al netto del Bonus degli 80 euro, nel 2017 l’Irpef totale incassata dall’erario ammontava a ca. 150 miliardi di euro all’anno: manca dunque all’appello circa il 20% dell’imposta teoricamente dovuta.

    Oltre al suddetto 60% che non è tenuto a pagare l’Irpef o paga molto poco esiste molto probabilmente una percentuale di cittadini che non figurano nemmeno come contribuenti, allargando ulteriormente l’area dei cittadini che non possono considerarsi vessati.

  5. Considerando chi paga effettivamente l’Irpef, un rapido confronto con l’equivalente francese dell’Irpef – quindi con un Paese simile al nostro e non certo un paradiso fiscale, vista l’entità dei servizi sociali – mostra che la classe media del nostro Paese è particolarmente “spremuta”: se le aliquote sembrano a prima vista simili (l’aliquota massima in Francia è del 45%, mentre in Italia è del 43%, a cui vanno aggiunte le addizionali regionali e comunali), l’applicazione alle diverse fasce di reddito porta a conclusioni molto diverse:6.150 euro e 3.500 in Francia.
    – A 50.000 euro lordi in Italia corrispondono 15.320 euro di imposta in Italia e 10.600 inFrancia.
    – A 100.000 euro rispettivamente 36.170 e 28.482.
    – A 200.000 euro rispettivamente 79.170 e 71.242.

    L’analisi è semplificata: non tiene conto ad esempio del diverso sistema di detrazioni. Ma la differenza è eclatante, soprattutto se si considera che per i calcoli di cui sopra non sono state considerate le addizionali Irpef Italiane (che valgono un ulteriore 3% ca.) e che in Francia vige l’istituto del quoziente famigliare, secondo cui l’aliquota viene determinata in base al numero di componenti del nucleo famigliare – il che comporta un taglio sostanziale (che può arrivare fino all’azzeramento) dell’imposta dovuta già in famiglie con 2-3 figli.

    Tirando le somme:

    – Per quanto riguarda l’Irpef il problema dell’eccessivo carico fiscale non riguarda la maggioranza della popolazione: è senz’altro accettabile che le classi meno abbienti godano di servizi che non pagano ma è legittimo domandarsi come sia sostenibile un sistema in cui il 60% della popolazione non sia in grado di non poter coprire nemmeno il costo dei soli servizi sanitari.
    E’ facile ipotizzare che se si considerassero i costi di tutti i servizi pubblici (es. istruzione, forze armate e di sicurezza, ordine giudiziario, infrastrutture) almeno l’80% dei cittadini godano di servizi pubblici facendone ricadere il costo sul restante 20%.

    – Osservando la realtà attorno a noi sembra molto irrealistico che 4 cittadini su 5 si trovino in condizioni tanto disagiate: ne consegue che il fenomeno dell’evasione fiscale gioca un ruolo molto importante nel determinare questa situazione.

    – Visti gli scaglioni di reddito (l’aliquota massima scatta già a 75.000 euro di reddito lordo annuo, contro i 156.000 nel caso della Francia) nel nostro Paese la progressività della tassazione non è effettivamente applicata: l’aliquota media supera il 30% già a 50.000 euro lordi ed a 100.000 euro lordi supera il 36%: per intenderci ciò significa che chi guadagna 100.000 euro ne riceve solo 64.000 al lordo di addizionali e contributi sociali, il che porta il reddito netto ad essere circa la metà del lordo.

    La classe media (quella che non evade, ovviamente) è dunque effettivamente sottoposta ad un carico eccessivo: in particolare i contribuenti che dichiarano almeno 35.000 di reddito annuo sono il 12.3% della popolazione e su costoro grava quasi il 60% dell’Irpef.

    Tutto ciò da un lato fornisce un incentivo in più ad evadere per chi non è soggetto a trattenute alla fonte e dall’altro spiega il crescente disagio sociale in questa fascia della popolazione, disagio che non trova risposte da parte della politica.
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