Fino a quando?

Fino a quando?

Sta per concludersi un annus horribilis, ma sappiamo che il prossimo, per una larga parte, forse almeno per la prima metà, lo sarà altrettanto. Certo, la colpa è della maledetta pandemia, ma non soltanto; questo ci ferisce di più.

Un pugno di analfabeti hanno arraffato il potere con una maggioranza pasticciata e sostenuta da disoccupati, precari, gentaglia senza arte, cultura o esperienza, che si è arrogata il diritto, non di difenderci dal contagio, ma di impadronirsi di noi e rendendoci schiavi, togliendoci il bene supremo del libero arbitrio, per trasformarci in un gregge ubbidiente, che, come loro, anziché parlare, bela.

Hanno fatto le prove generali per instaurare un regime autoritario, che, cloroformizzando i nostri cervelli e le nostre coscienze, possa finire con l’esercitare un dominio assoluto.

Noi, quasi tutti proni, finora ci siamo prestati. Non ci hanno umiliato le limitazioni per evitare il contagio, quelle sono state condivise e sono in gran parte legittime, mentre il sadismo di certe imposizioni senza senso, ha ferito le nostre intelligenze.

Perché per esempio, lungo le sterminate spiagge della penisola o sui monti e sulle colline è stato vietato di muoversi, ovviamente con l’obbligo del distanziamento e tutte le altre precauzioni, ma affidandosi al senso di responsabilità di ciascuno, non imponendo un inutile, sgradevole divieto generalizzato? In effetti l’epidemia è stata l’occasione per una verifica per poi imporre un programma di limitazione permanente della nostra libertà, ignorando che si tratta di un diritto costituzionale e, prima ancora, naturale.

La salute va preservata perché attiene al nostro essere ontologico, al nostro continuare a vivere, ma non c’entra nulla con la libertà, che è l’espressione del libero arbitrio, caratteristica fondamentale della nostra anima e conquista della civiltà. Abbiamo assistito al dibattito stucchevole sulle limitazioni durante il periodo delle feste di fine anno, con il cambiamento quotidiano delle regole, mentre i Paesi seri hanno adottato le scelte ritenute opportune una sola volta e non ricercando un impossibile consenso di categorie e organismi vari.

Siamo stati costretti a prendere atto che siamo nelle mani di minus habens, come Conte, Speranza, Di Maio e Franceschini, che ci hanno reclusi, allontanati dai nostri cari, ammazzato il commercio ed il turismo per la incapacità di pensare a regole, sia pure stringenti, ma razionali. Solo degli incapaci potevano ricorrere alla facile soluzione del tutto chiuso e tutti in casa agli arresti domiciliari, con la ridicola eccezione di un massimo di due ospiti.

Compito dello Stato è quello di curarci, non di recluderci, affermando così di proteggerci. Al massimo ad esso compete il diritto di evitare che si possa arrecare del male ad altri, il neminem laedere dei romani, ma non può entrare in casa nostra ed imporci divieti insensati che abbiamo il diritto di disprezzare e, chi ne abbia il coraggio, razionalmente di disattendere. Mi autoaccuso di uscire, ogni sera, verso la mezzanotte, come faccio da sempre, per portare il mio cane a passeggiare in un’area verde molto vasta, dove non c’è anima viva. Sarebbe vietato secondo questi sciagurati che ci governano, perché dopo il coprifuoco delle ventidue.

Io imposizioni del genere non intendo subirle! Sono fortemente preoccupato che, dopo aver registrato la supina accettazione da parte degli italiani di regole scellerate con la scusa di evitare i contagi, il Governicchio del “dandy con la pochette” proverà ad imporre linee guida per i nostri futuri comportamenti, per tutto quanto riguarda la nostra vita, e non vedo segni di rivolta, almeno finora, approfittando che tutti sono annichiliti dalla paura del contagio.

Penso comunque che questi abusivi del potere hanno i giorni contati, anzi dovrebbero già essere stati messi alla porta. Chi ne avrebbe la possibilità, se non lo ha ancora fatto, forse non si rende conto che potrebbe finire col rendersene complice, pur avendo cercato di far debolmente capire che non ne condivide il metodo e che, forse come noi, teme per il futuro della nostra democrazia. Non rimane che darle il colpo mortale, dopo averla ferita con l’indiscriminato taglio dei parlamentari ed avviandosi a compiere altre violenze, che finiranno col soffocare alcune libertà fondamentali.

Dopo il referendum si sarebbe dovuto andare immediatamente a nuove elezioni, invece ha prevalso l’opinione di coloro che sostenevano che il Capo dello Stato non aveva il potere di sciogliere le Camere in assenza di una crisi formale. Sarebbe una tesi accettabile, ma a contrastarla c’è un precedente, sia pure non edificante sotto il profilo della correttezza costituzionale. Quando nel 1993 venne approvata una significativa riforma elettorale, (ignorando la contrarietà di un Parlamento autoconvocato, che aveva dimostrato di avere una maggioranza in grado di sostenere il Governo e di far proseguire la legislatura) Scalfaro sciolse la Camere, determinando la fine della cosiddetta Prima Repubblica fondata, secondo i principi della nostra Carta fondamentale, sui partiti politici.

Quel voto anticipato seppellì consapevolmente quasi cinquant’anni di democrazia, avviando un sistema populista, di stampo maggioritario, identificato nelle figure dei capi Partito o di coalizione, che hanno progressivamente determinato quel degrado, giunto oggi al punto più infimo, cui molti di noi hanno purtroppo assistito attoniti. La drastica riduzione del numero dei parlamentari, confermata da un referendum, era una ragione più che sufficiente, sulla base dei precedenti, per sciogliere le camere ed indire nuove elezioni. Constatano ormai tutti, non solo i pochi residuali liberali, resi più accorti da una antica cultura politica ed istituzionale, di essere nelle mani di nessuno.

So bene che, se il Capo dello Stato non ha deciso lo scioglimento del Parlamento è stato per obbedire al suo orientamento politico ed evitare una sicura vittoria della destra.

Questo non va bene! So anche che una maggioranza costituita dall’attuale destra non sarebbe stata e non sarebbe molto migliore, ma la regola fondamentale della democrazia è quella di affidarsi alla volontà del popolo, unico ad avere anche il diritto di sbagliare, proprio perché sovrano. In ogni caso il rito democratico delle elezioni è sempre come un lavacro, una rigenerazione delle istituzioni, il vaccino contro la sclerosi istituzionale, contro ogni tentazione autoritaria, contro le pulsioni liberticide, che invece da troppo tempo registriamo quotidianamente.

La compagnia di improvvisatori che si è installata al Governo, ha scambiato il proprio delicato compito in una sorta di diritto al dominio per violentare la nostra libertà, fino al limite delle inutili sevizie di questi giorni. Non può durare! O qualcuno sarà capace di mettere nella calza della befana una adeguata dose di veleno per liberarcene o il Paese, nella difficile fase successiva alla pandemia, quando si dovranno compiere scelte molto difficili, ma necessarie per la ripresa, sarà condannato ad affondare.

Con questo animo pieno di tensioni e di preoccupati pensieri, ci accingiamo ad iniziare un nuovo anno, che si presenta carico di vecchie e nuove tensioni.

Ormai è certo che sull’intero mondo contemporaneo si sta abbattendo una crisi profonda, di tipo epocale, come quella successiva alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e alle conseguenti invasioni barbariche, o quella del buio profondo del Medioevo, ma in Italia il fenomeno di carattere generale, è aggravato da una classe dirigente inadeguata. Ci sarà un altro Rinascimento? Francamente, nonostante il nostro inguaribile ottimismo, non ne vediamo alcun segnale!

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