Difesa Comune Europea: uno sviluppo necessario.

Difesa Comune Europea: uno sviluppo necessario.

Lo shock della pandemia ha prodotto importanti conseguenze nel sistema degli scambi internazionali accentuando un fenomeno che alcuni osservatori avevano già segnalato: l’accorciamento e la diversificazione delle supply chain globali. Gli effetti di questa nuova impostazione vanno oltre le evidenti ricadute in campo economico-finanziario e si estendono a temi politici e militari.

In breve, la successione imprevedibile di fasi di lockdown nei diversi paesi e lo sconvolgimento nel sistema dei trasporti internazionali hanno reso difficile programmare produzione e distribuzione delle merci inducendo gli operatori economici a diversificare ed accorciare le catene di fornitori per gestire i rischi di disponibilità di merci e componenti necessari al processo produttivo.

Tali politiche si sono innestate su macro-tendenze già in fase di gestazione, volte da un lato a limitare il crescente potere della Cina come gatekeeper di componenti-chiave per molti settori industriali e dall’altro ad accorciare le distanze tra clienti e fornitori per finalità di tipo ESG come la riduzione dell’inquinamento provocato dai trasporti e la difficoltà di controllare paramenti sociali in paesi remoti.

Gli esempi sono numerosi: basti citare il gigantesco problema sorto nelle ultime settimane nell’approvvigionamento di semiconduttori a livello mondiale o i ben noti problemi nella produzione e distribuzione dei vaccini. In entrambi i casi – vista l’estrema rilevanza strategica – gli stessi governi hanno sottolineato la necessità di aumentare il grado di controllo delle forniture.

Permanendo l’imperativo della minimizzazione dei costi la tendenza è verso la formazione di “piattaforme economiche continentali” che consentono economie di scala e specializzazione difficilmente conseguibili su scala nazionale.

Tali piattaforme sono spesso dominate da un paese dominante, come è il caso degli USA, che può imporre il proprio modello. Dove tale paese manca una piattaforma continentale efficiente ed efficace esige un’organizzazione integrata di Stati: proprio questo è il caso dell’Unione Europea, che con Next Generation Fund e PEPP ha fatto un salto di qualità verso un sistema economico continentale più coeso e integrato.

Anche se non paiono verosimili fenomeni di vera e propria “autarchia continentale”, le piattaforme continentali saranno più autonome e tenderanno ad avere modelli di sviluppo e sistemi politici più differenziati giungendo in tal modo ad avere interessi economici via via meno interdipendenti.

Se quindi il maggior deterrente ai conflitti negli ultimi decenni è stata proprio la forte interdipendenza dei sistemi economici, che avrebbe reso economicamente svantaggioso (o quantomeno discutibile) un attacco militare ad un’altra potenza economica, il trend opposto può rendere meno remota l’eventualità di conflitti.

In tale contesto dotarsi di una capacità di difesa autonoma diventa una necessità imprescindibile per l’Unione Europea: la spesa militare dovrà quindi crescere per emanciparsi dagli USA e conseguire una capacità di intervento militare autonoma e integrata, in coerenza con l’accresciuta integrazione economica oltre che per ovvie ragioni di “massa critica” e capacità di agire su scala continentale.

Si tratterà di un passaggio epocale e senza dubbio sfidante se si pensa alla storia del nostro continente e ai risvolti anche simbolici che esso comporta, ma – credo – ormai ineludibile viste le logiche di competizione tra continenti ora illustrate e nell’ottica della formazione di una vera e propria “sovranità europea”.

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